Il ritorno dei Cavalieri dello Zodiaco 
maggio 8, 2008, 00:40 - Novità sull\'ambientazione, GdR in generale
Inserito da Archmage
Shaina dell'Ofiuco - Clicca per ingrandire A breve inizierò un play by forum con una sacerdotessa di Ecate che aspira diventare cavaliere dello zodiaco.
Al momento la scheda del personaggio è ancora in fase di completamento e, visto che alla giocatrice farebbe piacere giocare in coppia o anche in gruppo (e io sono disposto ad accontentarla), se a qualcuno interessa partecipare si faccia pure avanti.

Potrà sembrare strano ma non è la prima volta che in Ventura si interepretano apprendisti cavalieri, anzi proprio agli esordi del sistema di regole, nei primi anni novanta, proprio due tra i primi tre giocatori erano appunto apprendisti cavalieri dello zodiaco. Putroppo non sono riuscito a trovare le loro schede, ma visto che non sono stati gli unici ne ho inserita qui sotto una per soddisfare la vostra curiosità.
Per la cronaca devo aggiungere che non mancarono nemmeno guerrieri hokuto, nanto, cento e concentrici.
Scheda dell'apprendista cavaliere dello zodaico Altair - Clicca per ingrandire

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Una questione di stereotipi 
maggio 5, 2008, 15:17 - GdR in generale
Inserito da Archmage
Nel gioco di ruolo l'attributo è la misura di una qualità del personaggio, così come l'abilità è la misura della sua esperienza in un certo campo. Alcune di queste misurazioni sono semplici e piuttosto univoche come ad esempio quella della Forza altre invece posso avere dei metri abbastanza discutibili.
Mi riferisco alla Bellezza. Per quanto il Master possa essere una persona equilibrata e cerchi di darsi delle regole di massima anche per quegli ambiti in cui non ve ne sono di scritte anche lui come tutti vive nel mondo reale oltre che arbitrare in quello fantastico e come tutti è soggetto al bombardamento mediatico che cerca di imporre, spesso con messaggi discutibilmente forti, un certo stereotipo di persona vincente, bella e di successo a cui poter agganciare o collegare i propri prodotti.
Uno di questi stereotipi, che più violentemente di altri viene proposto, è legato al corpo femminile, dalla testa ai piedi, passando per parti a cui usualmente un uomo è portato a prestare molta più attenzione.
In quanto Master di un gruppo costituito da giocatori principalmente di sesso maschile mi è spesso capitato di dover descrivere personaggi femminili, traducendo in una descrizione un valore numerico. Quando sono chiamato a questo compito non trovo corretto cavarmela con un semplice aggettivo che esprima misura della bellezza, in quanto il personaggio vede effettivamente colei che ha davanti e spetta al giocatore esprimere un giudizio in quanto è lui ad interpretare quel personaggio e non il Master. Questo giudizio deve essere basato ovviamente sulla descrizione ascoltata che include sia l'aspetto fisico che le movenze.
Per quello che mi riguarda cerco di non farmi influenzare troppo dagli stereotipi nella descrizione ma piuttosto di riproporre metri di giudizio consoni a periodi più antichi dove una donna coi fianchi larghi e il seno prosperoso era considerata di gran lunga più attraente di una magra e più androgina. Ovviamente anche quello era un giudizio che rifletteva una serie di agii che identificavano la donna come colei il cui compito principale era partorire figli sani e forti (e spesso preferibilmente maschi) e crescerli.
Il problema viene però quando sono dei PG di sesso femminile, specialmente condotti da giocatrici. Putroppo nella maggior parte delle storie e leggende antiche, se la principessa è bella e aggraziata il principe è azzurro, gentile o valoroso, ma questi sono aggettivi che poco danno idea di quale sia l'aspetto fisico e le movenze dell'uomo e danno poco aiuto nel tradurre il sumenzionato valore numerico in una descrizione plausibile che non rischi di essere artificiosa e stereotipata.
Quali sono ed erano le principali caratteristiche che fanno e facevano si che una donna distinguesse un uomo da un bell'uomo mi sono parzialmente note per il presente, ma quasi del tutto ignote per il passato. Indubbiamente la risoluzione di questo problema richiede una consulenza di Master del gentil sesso.
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Ombre nella Confederazione - Capitolo II: viandanti nel vento 
maggio 4, 2008, 02:07 - Ombre nella Confederazione
Inserito da Sommo Viatico
Il vento soffiava gelido sfiorandogli le guance con la stessa delicatezza con cui un pugnale avrebbe morso la carne morbida. Malder cercò di tirarsi più su i baveri del mantello che teneva stretto intorno al corpo per dispedere calore il meno possibile ma era consapevole che tra pochi momenti questi sarebbero ricaduti scoprendogli nuovamente quella parte del volto che ormai stava diventando livida. 'Il nostro equipaggiamento è inadeguato' avrebbe sicuramente detto suo padre nel rifiutare la proposta di Aragad il Taccagno, ma suo padre era morto da poco, lui aveva pochi soldi e, senza ponderare bene rischi e inconvenienti, aveva accettato.
Così adesso stava nel freddo gelido della vecchia via carovaniera del sud camminando lentamente verso il regno di Ircanna insieme ad una carovana che stava scortando: 5 grossi carri a sei ruote carichi di merci, per lo più marmi di Rhun, spezie del settentrione e una gran quantità di odoroso pesce sotto sale. A dispetto dei 4 buoi che trainavano ogni carro la velocità a cui avanzavano era così modesta che un uomo a piedi avrebbe potuto superarli senza grande sforzo. Ma dopo tutto era meglio che fosse così: dei 12 armigeri che Aragad aveva assoldato solo tre oltre lui erano a cavallo e Malder sapeva bene per esperienza personale che un guerriero appiedato combatte molto meglio se non ha marciato per ore prima di doverlo fare. Era stato quasi sempre suo padre a montare Grangrigio da quando avevano lasciato il Rhun nel penultimo mese della Scimmia. Lui lo aveva seguito quasi sempre a piedi e quando c'era stato da combattere (le due volte che era successo) aveva sempre combattuto a piedi.
Qualcuno disse il suo nome. Si guardò intorno e comprese che era stato proprio il suo datore di lavoro a chiamarlo da una delle finestre del carro su cui si trovava, l'unico ad essere una specie di mezzo carrozzone, un qualcosa a metà tra un carro e una piccola casa su ruote.
Fece scartare il cavallo e si avvicinò.
«Ma che sei diventato sordo ragazzo? E' una vita che ti sto chiamando...»
Malder tentò di rispondere, ma il vecchio mercante non gliene diede il tempo: «Lascia stare tutto e va dietro l'ultimo carro a sorvegliare: fa attenzione che nessuno ci piombi addosso alle spalle. Se non è troppo complicato per te mandami avanti Ugoro... che fai ancora lì? Sbrigati non abbiamo tutto il giorno»
il giovane lo avrebbe volentieri strangolato ma si limitò ad annuire e girò il cavallo dirigendosi verso l'ultimo dei cinque carri.
A dispetto dei teli incerati che coprivano i barili il profumo di pesce gli stuzzicò le narici già mentre passava vicino al quarto dei cinque carri. Freddo e puzza di pesce, un binomio entusiasmante con cui avrebbe dovuto bearsi almeno fino alla sosta del tramonto.
Ugoro gli si avvicinò spronando il suo nero castrato non appena lo vide muoversi in senso opposto alla carovana. «Venuto a condividere un po' di odor di fiori?» Scherzò il vecchio armigero dalla pelle rugosa e bruciata dal sole il cui volto era incorniciato da una barba nera e ispida come un roveto.
Era un uomo duro ma in fondo gentile e quindi Mander si sforzò di sorridere a quella facezia, e poi gli trasmise l'ordine del mercante.
«Hai sentito Squarcio? Si va verso la testa, quindi corri come una tartaruga sennò li perdiamo»
Il giovane si associò con un sorriso alla breve risata sguaiata di Ugoro mentre questi lo lasciava indietro. Non era la prima volta che toccavano quell'argomento ed erano entrambi d'accordo sul fatto che Aragad aveva caricato troppo i carri o risparmiato sugli animali da tiro (o forse entrambe le cose) a forte discapito della velocità di viaggio e quindi del tempo che sarebbe stato necessario a raggiungere l'Ircanna.
Putroppo a parte criticare non c'era molto che potessero fare. Per fortuna Grangrigio si era finalmente abituato al passo, snervantemente lento per un buon cavallo quale lui era, a cui la carovana si muoveva e quindi Mander non era più costretto a tirare di briglia di continuo per evitare di avanzare troppo rapidamente.
Erano giorni che aveva smesso di ammirare lo stupendo panorama che il corridoio offriva ai viaggiatori: un succedersi eterno di colline attraverso cui la via serpeggiava e poi montagne, a sud quanto a nord, pressoché sempre identiche e immutabili, che facevano sembrare il loro viaggio una banale farsa: come se pur camminando e avanzando in realtà nessuno di loro si muovesse di un solo passo verso la sua destinazione. Un pensiero che si scrollò di dosso più che volentieri ma che gli strappò un brivido. Voleva decisamente che questo maledetto incarico si concludesse quanto prima facendo tintinnare qualche moneta nella sua sacca e dandogli una nuova città da esplorare e in cui scoprire come moltiplicarle e diventare ricco. C'erano un mucchio di motivi per cui essere ricco era più che piacevole e da quando era stato, brevemente purtroppo, al servizio del Baroncino di Roccaspra era sicuro di poterli elencare con maggiore chiarezza.
Imprecò silenziosamente. Se fosse stato più condiscendente con quello stupido nobile viziato adesso sarebbe stato al caldo, e forse avrebbe anche potuto godere di qualche condiscendente compagnia femminile.
Fu forse proprio perché la voce che lo strappò dalle sue riflessioni era dolcemente femminile che sobbalzò in groppa in modo molto poco marziale.
Vide qualcuno, o meglio qualcuna, appiedata che cercava di porgergli qualcosa e appena fu tornato alla realtà a sufficienza da capire afferrò la vescica e ringraziò Igemelarda. La giovane gli sorrise rendendo ancora più bello il suo viso già grazioso: era incredibile come anche un vecchio acido e rinsecchito come il Taccagno potesse avere una figlia così graziosa e gentile. Capì che la stava fissando troppo a lungo senza dire nulla e si sforzò di far uscire qualcosa dalla bocca.
«Sei stata davvero gentile a portarmi del sidresca fin quaggiù: se ti sei stancata di camminare perché non monti un po' Grangrigio e ti riposi? Lo condurrò io.»
«Ti ringrazio, sei davvero gentile a chiedermelo, ma anche se non sembra sono abituata a camminare e a correre anche a lungo: quando abitavo a Vanora uscivo spesso a passeggiare insieme alla mia dama madrina e camminavamo anche più in fretta di così.»
«Passeggiavate? Da sole? Non era pericoloso?» A Mander sembrava una cosa davvero pericolosa da farsi per due donne sole. La Confederazione era indubbiamente un luogo piuttosto poco sicuro, Rhun era tutta un'altra cosa.
«Oh no... - la ragazza scosse la testa - Vanora, forse non ci sei mai stato, è nell'Impero di Arcos, e lì non ci sono cose pericolose come briganti, ladri, razziatori e uomini che attentano alla virtù delle ragazze.»
Il giovane avrebbe voluto obiettare che era davvero poco probabile che ci fosse un posto in cui non vi fossero ladri o stupratori. Anche Rhun per quanto sicuro non era la Sala d'Oro degli Eletti e dopo la faccenda della Successione era probabilmente ancora peggio. Rifletté qualche istante e concluse che era meglio non esporre il suo parere a riguardo, almeno non in quel momento, quindi si decise a bere stappando la vescica: il sidresca scese giù nella sua gola, bruciando un po' ma dando nel contempo anche una piacevole sensazione di tepore.
«Capisco - disse poi solo pulendosi la bocca - deve essere un bel posto questa Vanora. No, non ci sono mai stato, ma ora che me ne hai parlato penso che ci andrò un giorno.»
«Non rimarrai deluso. Pensi che anche questa Ircanna sia un bel posto in cui vivere?»
«Io...» Mander non aveva la benché minima idea di che aspetto avesse una città Ircanna e se era più piacevole o meno di una della Confederazione o del Rhun, ma fu graziato: una donna di mezza età si era appena staccata dal carro di Aragad e stava chiamando a gran voce la ragazza.
«Devo tornare al carro, la mia dama madrina ha bisogno di me.»
Mander per occuparsi la bocca prese un'altra sorsata dalla vescica che era ancora penzolante tra le sue mani, poi la tappò e la restituì alla ragazza: «Grazie ancora» le disse mentre lei già si stava avviando a mezza corsa alzando il braccio libero a mo' di saluto.
Non fu per il modesto panorama che lo circondava che il giovane seguì con lo sguardo la figlia del mercante che si allontanava.
Anche se la pesante mantella e vari strati di abiti nascondevano completamente le forme del suo corpo alla vista e copricapo di pelliccia faceva altrettanto coi sui capelli ella pareva ai suoi giovani occhi egualmente molto bella e seducente, quindi non poté far a meno di osservarla fino al suo arrivo al carro più avanti.


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Ombre nella Confederazione - Capitolo I: i fuggitivi 
maggio 4, 2008, 02:04 - Ombre nella Confederazione
Inserito da Sommo Viatico
Il corpo cadde al suolo con un tonfo sordo. Geloviel lo frugò ostentando indifferenza, ma nel profondo del suo animo la tristezza era grande: quello che giaceva al suolo era un fratello, avrebbe potuto essere un compagno e chissà forse anche un parente, ma era diventato un nemico e come tale aveva dovuto ucciderlo.
Una spada, una daga, conio di Ir'Malla, pan di funghi, un amuleto di argento grigio a forma di S. Il simbolo di N'Ibasha. Stava per gettarlo via contro una delle pareti della caverna, ma si trattenne: gli uomini avrebbero pagato per un monile d'argento e loro non potevano permettersi di sprecare nulla ora che avevano dovuto abbandonare tutto ciò che possedevano.
«Che Ara'Inan possa gelare i loro cuori e farli nostri servi quando saremo nelle sue sale gloriose.» disse suo fratello Kaharil scavalcando con un ampia falcata il cadavere di un'altro dei loro inseguitori. Geloviel lanciò un fugace sguardo all'idar che suo fratello aveva abbattuto. Un cono di ghiaccio grande quanto il suo avambraccio era ancora conficcato profondamente nel petto. Un colpo mortale sferrato da quasi 10 passi di distanza. Poteri del genere rendevano quasi futile l'addestramento estenuante a cui gli schermidori del suo popolo si sottoponevano da secoli. "Ma se gli Eletti di Ara'Inan sono davvero così potenti perché noi stiamo fuggendo?" L'idar non poteva sentire i suoi pensieri e quindi non rispose alla sua domanda. Non che avrebbe potuto farlo anche se la avesse fatta ad alta voce visto quanto in fretta i suoi occhi stavano diventando vitrei. Probabilmente il suo spirito stava già fluttuando verso le Sale di Ara'Inan, sempre che esistessero davvero...
Detestava mettere in dubbio i dogmi della sua fede e non lo avrebbe comunque mai fatto davanti a suo fratello, visto che era uno degli Eletti, ma da quando i serpenti di N'Ibasha avevano preso il controllo di Ir'Malla per loro e per tutti i fedeli del potente Signore dal Bianco Manto il destino non aveva riservato che persecuzione, tortura e morte.
«Trovato qualcosa di utile?» chiese suo fratello scuotendolo da quei foschi pensieri.
«Qualche moneta e del pan di funghi... e tu?»
«Non ho avuto maggior fortuna... - Kaharil fece spallucce - Andiamo ora. Secondo la mappa passate le pietre bianche dovremmo essere ormai molto vicini all'arco di roccia.»
Geloviel non si fidava molto di quella mappa, non era che un pezzo di carta in fondo. Ma non aveva niente di più concreto a cui potersi affidare. Non gli restava più nulla, salvo suo fratello e la speranza di lasciarsi alle spalle i suoi inseguitori, Ir'Malla e sperabilmente le immagini dei cadaveri martoriati di suo padre, sua madre, Ceikal e Iriala. Si alzò, e una volta agganciata la nuova spada e la daga al lato del suo zaino raccolse la sua lama da battaglia, la pulì sulla casacca di uno dei loro ex-inseguitori e la ripose nel fodero col proposito di pulirla e riaffilarla in modo adeguato alla successiva sosta. "La spada è come un'estensione del vostro corpo e come tale dovete pulirla, curarla e nutrirla" diceva sempre il suo maestro d'armi.
Sperò che anche il suo vecchio istruttore fosse sfuggito alla furia dei serpenti, ma lo dubitava. Era troppo anziano e temerario. Anche Geloviel era coraggioso ma non aveva alcun desiderio di immolarsi inutilmente: era molto più utile sopravvivere per vendicarsi piuttosto che morire gridando vendetta.
Si alzò, squadrando la caverna in cui si trovavano. Conosceva bene i cunicoli che punteggiavano i dintorni di Ir'Malla ma non si era mai spinto così lontano. Si voltò un momento a guardare i due grossi macigni bianchi che si trovavano ai lati del passaggio che avevano raggiunto poco prima. Fino a quel punto la mappa era stata precisa. Mentre si incamminava per raggiungere Kaharil sperò che continuasse ad esserlo.
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maggio 3, 2008, 23:46 - Eventi
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