maggio 4, 2008, 02:04 - Ombre nella Confederazione
Inserito da Sommo Viatico
Il corpo cadde al suolo con un tonfo sordo. Geloviel lo frugò ostentando indifferenza, ma nel profondo del suo animo la tristezza era grande: quello che giaceva al suolo era un fratello, avrebbe potuto essere un compagno e chissà forse anche un parente, ma era diventato un nemico e come tale aveva dovuto ucciderlo.Inserito da Sommo Viatico
Una spada, una daga, conio di Ir'Malla, pan di funghi, un amuleto di argento grigio a forma di S. Il simbolo di N'Ibasha. Stava per gettarlo via contro una delle pareti della caverna, ma si trattenne: gli uomini avrebbero pagato per un monile d'argento e loro non potevano permettersi di sprecare nulla ora che avevano dovuto abbandonare tutto ciò che possedevano.
«Che Ara'Inan possa gelare i loro cuori e farli nostri servi quando saremo nelle sue sale gloriose.» disse suo fratello Kaharil scavalcando con un ampia falcata il cadavere di un'altro dei loro inseguitori. Geloviel lanciò un fugace sguardo all'idar che suo fratello aveva abbattuto. Un cono di ghiaccio grande quanto il suo avambraccio era ancora conficcato profondamente nel petto. Un colpo mortale sferrato da quasi 10 passi di distanza. Poteri del genere rendevano quasi futile l'addestramento estenuante a cui gli schermidori del suo popolo si sottoponevano da secoli. "Ma se gli Eletti di Ara'Inan sono davvero così potenti perché noi stiamo fuggendo?" L'idar non poteva sentire i suoi pensieri e quindi non rispose alla sua domanda. Non che avrebbe potuto farlo anche se la avesse fatta ad alta voce visto quanto in fretta i suoi occhi stavano diventando vitrei. Probabilmente il suo spirito stava già fluttuando verso le Sale di Ara'Inan, sempre che esistessero davvero...
Detestava mettere in dubbio i dogmi della sua fede e non lo avrebbe comunque mai fatto davanti a suo fratello, visto che era uno degli Eletti, ma da quando i serpenti di N'Ibasha avevano preso il controllo di Ir'Malla per loro e per tutti i fedeli del potente Signore dal Bianco Manto il destino non aveva riservato che persecuzione, tortura e morte.
«Trovato qualcosa di utile?» chiese suo fratello scuotendolo da quei foschi pensieri.
«Qualche moneta e del pan di funghi... e tu?»
«Non ho avuto maggior fortuna... - Kaharil fece spallucce - Andiamo ora. Secondo la mappa passate le pietre bianche dovremmo essere ormai molto vicini all'arco di roccia.»
Geloviel non si fidava molto di quella mappa, non era che un pezzo di carta in fondo. Ma non aveva niente di più concreto a cui potersi affidare. Non gli restava più nulla, salvo suo fratello e la speranza di lasciarsi alle spalle i suoi inseguitori, Ir'Malla e sperabilmente le immagini dei cadaveri martoriati di suo padre, sua madre, Ceikal e Iriala. Si alzò, e una volta agganciata la nuova spada e la daga al lato del suo zaino raccolse la sua lama da battaglia, la pulì sulla casacca di uno dei loro ex-inseguitori e la ripose nel fodero col proposito di pulirla e riaffilarla in modo adeguato alla successiva sosta. "La spada è come un'estensione del vostro corpo e come tale dovete pulirla, curarla e nutrirla" diceva sempre il suo maestro d'armi.
Sperò che anche il suo vecchio istruttore fosse sfuggito alla furia dei serpenti, ma lo dubitava. Era troppo anziano e temerario. Anche Geloviel era coraggioso ma non aveva alcun desiderio di immolarsi inutilmente: era molto più utile sopravvivere per vendicarsi piuttosto che morire gridando vendetta.
Si alzò, squadrando la caverna in cui si trovavano. Conosceva bene i cunicoli che punteggiavano i dintorni di Ir'Malla ma non si era mai spinto così lontano. Si voltò un momento a guardare i due grossi macigni bianchi che si trovavano ai lati del passaggio che avevano raggiunto poco prima. Fino a quel punto la mappa era stata precisa. Mentre si incamminava per raggiungere Kaharil sperò che continuasse ad esserlo.




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Ombre nella Confederazione - Capitolo I: i fuggitivi
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