maggio 4, 2008, 02:07 - Ombre nella Confederazione
Inserito da Sommo Viatico
Il vento soffiava gelido sfiorandogli le guance con la stessa delicatezza con cui un pugnale avrebbe morso la carne morbida. Malder cercò di tirarsi più su i baveri del mantello che teneva stretto intorno al corpo per dispedere calore il meno possibile ma era consapevole che tra pochi momenti questi sarebbero ricaduti scoprendogli nuovamente quella parte del volto che ormai stava diventando livida. 'Il nostro equipaggiamento è inadeguato' avrebbe sicuramente detto suo padre nel rifiutare la proposta di Aragad il Taccagno, ma suo padre era morto da poco, lui aveva pochi soldi e, senza ponderare bene rischi e inconvenienti, aveva accettato.Inserito da Sommo Viatico
Così adesso stava nel freddo gelido della vecchia via carovaniera del sud camminando lentamente verso il regno di Ircanna insieme ad una carovana che stava scortando: 5 grossi carri a sei ruote carichi di merci, per lo più marmi di Rhun, spezie del settentrione e una gran quantità di odoroso pesce sotto sale. A dispetto dei 4 buoi che trainavano ogni carro la velocità a cui avanzavano era così modesta che un uomo a piedi avrebbe potuto superarli senza grande sforzo. Ma dopo tutto era meglio che fosse così: dei 12 armigeri che Aragad aveva assoldato solo tre oltre lui erano a cavallo e Malder sapeva bene per esperienza personale che un guerriero appiedato combatte molto meglio se non ha marciato per ore prima di doverlo fare. Era stato quasi sempre suo padre a montare Grangrigio da quando avevano lasciato il Rhun nel penultimo mese della Scimmia. Lui lo aveva seguito quasi sempre a piedi e quando c'era stato da combattere (le due volte che era successo) aveva sempre combattuto a piedi.
Qualcuno disse il suo nome. Si guardò intorno e comprese che era stato proprio il suo datore di lavoro a chiamarlo da una delle finestre del carro su cui si trovava, l'unico ad essere una specie di mezzo carrozzone, un qualcosa a metà tra un carro e una piccola casa su ruote.
Fece scartare il cavallo e si avvicinò.
«Ma che sei diventato sordo ragazzo? E' una vita che ti sto chiamando...»
Malder tentò di rispondere, ma il vecchio mercante non gliene diede il tempo: «Lascia stare tutto e va dietro l'ultimo carro a sorvegliare: fa attenzione che nessuno ci piombi addosso alle spalle. Se non è troppo complicato per te mandami avanti Ugoro... che fai ancora lì? Sbrigati non abbiamo tutto il giorno»
il giovane lo avrebbe volentieri strangolato ma si limitò ad annuire e girò il cavallo dirigendosi verso l'ultimo dei cinque carri.
A dispetto dei teli incerati che coprivano i barili il profumo di pesce gli stuzzicò le narici già mentre passava vicino al quarto dei cinque carri. Freddo e puzza di pesce, un binomio entusiasmante con cui avrebbe dovuto bearsi almeno fino alla sosta del tramonto.
Ugoro gli si avvicinò spronando il suo nero castrato non appena lo vide muoversi in senso opposto alla carovana. «Venuto a condividere un po' di odor di fiori?» Scherzò il vecchio armigero dalla pelle rugosa e bruciata dal sole il cui volto era incorniciato da una barba nera e ispida come un roveto.
Era un uomo duro ma in fondo gentile e quindi Mander si sforzò di sorridere a quella facezia, e poi gli trasmise l'ordine del mercante.
«Hai sentito Squarcio? Si va verso la testa, quindi corri come una tartaruga sennò li perdiamo»
Il giovane si associò con un sorriso alla breve risata sguaiata di Ugoro mentre questi lo lasciava indietro. Non era la prima volta che toccavano quell'argomento ed erano entrambi d'accordo sul fatto che Aragad aveva caricato troppo i carri o risparmiato sugli animali da tiro (o forse entrambe le cose) a forte discapito della velocità di viaggio e quindi del tempo che sarebbe stato necessario a raggiungere l'Ircanna.
Putroppo a parte criticare non c'era molto che potessero fare. Per fortuna Grangrigio si era finalmente abituato al passo, snervantemente lento per un buon cavallo quale lui era, a cui la carovana si muoveva e quindi Mander non era più costretto a tirare di briglia di continuo per evitare di avanzare troppo rapidamente.
Erano giorni che aveva smesso di ammirare lo stupendo panorama che il corridoio offriva ai viaggiatori: un succedersi eterno di colline attraverso cui la via serpeggiava e poi montagne, a sud quanto a nord, pressoché sempre identiche e immutabili, che facevano sembrare il loro viaggio una banale farsa: come se pur camminando e avanzando in realtà nessuno di loro si muovesse di un solo passo verso la sua destinazione. Un pensiero che si scrollò di dosso più che volentieri ma che gli strappò un brivido. Voleva decisamente che questo maledetto incarico si concludesse quanto prima facendo tintinnare qualche moneta nella sua sacca e dandogli una nuova città da esplorare e in cui scoprire come moltiplicarle e diventare ricco. C'erano un mucchio di motivi per cui essere ricco era più che piacevole e da quando era stato, brevemente purtroppo, al servizio del Baroncino di Roccaspra era sicuro di poterli elencare con maggiore chiarezza.
Imprecò silenziosamente. Se fosse stato più condiscendente con quello stupido nobile viziato adesso sarebbe stato al caldo, e forse avrebbe anche potuto godere di qualche condiscendente compagnia femminile.
Fu forse proprio perché la voce che lo strappò dalle sue riflessioni era dolcemente femminile che sobbalzò in groppa in modo molto poco marziale.
Vide qualcuno, o meglio qualcuna, appiedata che cercava di porgergli qualcosa e appena fu tornato alla realtà a sufficienza da capire afferrò la vescica e ringraziò Igemelarda. La giovane gli sorrise rendendo ancora più bello il suo viso già grazioso: era incredibile come anche un vecchio acido e rinsecchito come il Taccagno potesse avere una figlia così graziosa e gentile. Capì che la stava fissando troppo a lungo senza dire nulla e si sforzò di far uscire qualcosa dalla bocca.
«Sei stata davvero gentile a portarmi del sidresca fin quaggiù: se ti sei stancata di camminare perché non monti un po' Grangrigio e ti riposi? Lo condurrò io.»
«Ti ringrazio, sei davvero gentile a chiedermelo, ma anche se non sembra sono abituata a camminare e a correre anche a lungo: quando abitavo a Vanora uscivo spesso a passeggiare insieme alla mia dama madrina e camminavamo anche più in fretta di così.»
«Passeggiavate? Da sole? Non era pericoloso?» A Mander sembrava una cosa davvero pericolosa da farsi per due donne sole. La Confederazione era indubbiamente un luogo piuttosto poco sicuro, Rhun era tutta un'altra cosa.
«Oh no... - la ragazza scosse la testa - Vanora, forse non ci sei mai stato, è nell'Impero di Arcos, e lì non ci sono cose pericolose come briganti, ladri, razziatori e uomini che attentano alla virtù delle ragazze.»
Il giovane avrebbe voluto obiettare che era davvero poco probabile che ci fosse un posto in cui non vi fossero ladri o stupratori. Anche Rhun per quanto sicuro non era la Sala d'Oro degli Eletti e dopo la faccenda della Successione era probabilmente ancora peggio. Rifletté qualche istante e concluse che era meglio non esporre il suo parere a riguardo, almeno non in quel momento, quindi si decise a bere stappando la vescica: il sidresca scese giù nella sua gola, bruciando un po' ma dando nel contempo anche una piacevole sensazione di tepore.
«Capisco - disse poi solo pulendosi la bocca - deve essere un bel posto questa Vanora. No, non ci sono mai stato, ma ora che me ne hai parlato penso che ci andrò un giorno.»
«Non rimarrai deluso. Pensi che anche questa Ircanna sia un bel posto in cui vivere?»
«Io...» Mander non aveva la benché minima idea di che aspetto avesse una città Ircanna e se era più piacevole o meno di una della Confederazione o del Rhun, ma fu graziato: una donna di mezza età si era appena staccata dal carro di Aragad e stava chiamando a gran voce la ragazza.
«Devo tornare al carro, la mia dama madrina ha bisogno di me.»
Mander per occuparsi la bocca prese un'altra sorsata dalla vescica che era ancora penzolante tra le sue mani, poi la tappò e la restituì alla ragazza: «Grazie ancora» le disse mentre lei già si stava avviando a mezza corsa alzando il braccio libero a mo' di saluto.
Non fu per il modesto panorama che lo circondava che il giovane seguì con lo sguardo la figlia del mercante che si allontanava.
Anche se la pesante mantella e vari strati di abiti nascondevano completamente le forme del suo corpo alla vista e copricapo di pelliccia faceva altrettanto coi sui capelli ella pareva ai suoi giovani occhi egualmente molto bella e seducente, quindi non poté far a meno di osservarla fino al suo arrivo al carro più avanti.




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Ombre nella Confederazione - Capitolo II: viandanti nel vento
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